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Pignoramento conto corrente aziendale

di Marco Fanelli

Pignoramento conto corrente aziendaleDurante la vita dell’impresa, può capitare frequentemente di dover far fronte a dei debiti e che questi possano non essere rispettati. Come saprai, in alcuni casi un debito non saldato può dare luogo ad un’azione del creditore volta al recupero del suo denaro.

Ebbene, cosa succede in caso di pignoramento del conto corrente aziendale? In questo approfondimento vedremo tutto quello che c’è da sapere su questa forma di azione, sugli effetti che ne derivano e sulle tue possibilità di difendere gli interessi della tua azienda.

Pignoramento del conto corrente aziendale: come e quando avviene?

Si definisce pignoramento una particolare procedura di recupero crediti prevista dalla legge in favore dei soggetti che hanno il diritto a riscuotere certe somme, non corrisposte dal loro debitore.

Una forma particolare di pignoramento – quella più temuta sia dai privati che dalle imprese – è quella che riguarda il conto corrente bancario o postale: tecnicamente, questo tipo di pignoramento è definito “presso terzi“, dal momento che va ad incidere sui crediti di cui il debitore (solitamente, il denaro) è creditore nei confronti di un altro soggetto, terzo rispetto alla procedura di recupero crediti (solitamente, una banca o altro istituto presso cui è accreditata una certa somma, a titolo di conto corrente, deposito bancario, ma lo stesso discorso vale anche per il datore di lavoro rispetto agli stipendi di un dipendente, e così via).

Ebbene, nell’ipotesi in cui la tua azienda dovesse trovarsi in debito con qualche creditore, quest’ultimo – dietro opportune ricerche – potrà risalire all’esistenza del conto corrente aziendale e decidere di avviare l’espropriazione forzata. Seguendo la procedura prevista dalla legge, il creditore dovrà notificare alla banca aziendale una intimazione con cui vieta all’istituto di restituire in qualsiasi forma i soldi al titolare.

In altri termini, con il pignoramento del conto corrente aziendale i fondi dell’impresa presenti sul conto vengono letteralmente congelati, in attesa che il giudice accolga la domanda del creditore e disponga le modalità e le tempistiche entro le quali si dovrà procedere alla esecuzione coattiva vera e propria, ossia al pagamento nei confronti del debitore.

Una forma più celere di pignoramento del conto corrente aziendale si ha nel caso in cui le somme che devi costituiscono un debito di natura fiscale. Infatti, in questa ipotesi l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di pignorare il conto corrente aziendale anche senza ricorrere al giudice: il Fisco potrà accedere all’Anagrafe tributaria e ai dati INPS per ottenere tutte le informazioni necessarie sul tuo conto aziendale, così da poter notificare celermente al debitore il pignoramento presso terzi, dandogli un termine di 60 giorni per effettuare il pagamento.

Se questo termine non viene rispettato, l’Agenzia delle Entrate provvederà direttamente al pagamento, senza dover richiedere l’autorizzazione del Tribunale. In questo caso, però, resta salva la possibilità di opporti, nelle forme e nei modi che ti illustreremo a breve.

Come difendersi in caso di pignoramento conto corrente aziendale?

Ad essere onesti, le alternative a disposizione di un’azienda che riceve una notifica di pignoramento del conto aziendale da parte del Fisco non sono molte.

Innanzitutto, se il debito che ti viene contestato è esattamente quantificato e fondato, la cosa più utile da fare è senz’altro procedere al pagamento il prima possibile, in modo da evitare alla radice le possibilità di pignoramento. In alternativa, potresti chiedere una rateizzazione del pagamento, presentando un apposito piano di rientro dal debito con l’Erario: in questo modo, da un lato eviterai che vengano congelati i fondi necessari alla prosecuzione della tua attività; dall’altro, potrai onorare il debito nel modo più confacente alle necessità della tua azienda.

Viceversa, se sospetti che il debito contestato sia invalido (perché non ritieni di dovere le somme richieste o perché esse non sono esattamente quantificate), l’unica alternativa a tua disposizione è fare ricorso. L’amministratore dell’azienda, in quanto legale rappresentante della stessa, dovrà dunque affidarsi ad un consulente legale per studiare le strategie più opportune per contestare la procedura.

In modo simile è possibile difendersi dal pignoramento del conto corrente aziendale quando questo venga avanzato dai creditori diversi dal Fisco. Infatti, i creditori “normali” non possono procedere senz’altro al pignoramento, ma dovranno notificare l’atto sia al debitore che alla banca e, successivamente, presentare la domanda al giudice: si instaurerà così il processo di esecuzione, durante il quale potrai difendere le tue istanze attraverso appositi atti di opposizione.

Considera che in molti casi, se si arriva al pignoramento di un conto aziendale vuol dire che l’impresa non è stata in grado di far fronte ad uno o più debiti. Questo può rappresentare un forte rischio, perché uno dei creditori potrebbe anche decidere di far accertare lo stato di insolvenza e chiedere il fallimento dell’impresa. Puoi cercare di evitare tutto ciò chiedendo ai tuoi creditori il tempo necessario a ristrutturare i debiti: naturalmente, ciò significherà affidarti a commercialisti e avvocati specializzati che potranno aiutarti nel risanamento dell’impresa.

Esistono limiti o strategie per evitare gli effetti del pignoramento?

Quando parliamo di pignoramento presso terzi (e, nello specifico, di pignoramento del conto corrente) è importante distinguere a seconda del soggetto cui viene imposta la procedura di riscossione. Infatti, se la legge prevede alcuni limiti al pignoramento del conto o dei crediti che spettano a determinate categorie di soggetti, non esistono limiti effettivi al pignoramento del conto corrente aziendale.

Il codice di procedura civile, infatti, stabilisce che solo in caso di pignoramento dei crediti vantati da dipendenti e pensionati (rispetto al rispettivo debitor debitoris, che può essere il datore di lavoro o l’Ente previdenziale) il conto corrente non può essere pignorato per l’intero, ma soltanto se le somme eccedono una certa soglia, calcolata in base alla determinazione, variabile di anno in anno, per l’assegno sociale.

Un’analoga forma di tutela non è prevista per le aziende e le partite IVA: dunque, in questo caso il pignoramento del conto corrente aziendale potrà avvenire per l’intero, senza alcun limite.

Esistono, tuttavia, particolari strategie che permettono di mettere al riparo il conto corrente aziendale in presenza di alcune condizioni, che si spiegano alla luce della disciplina speciale prevista per le società. Ad esempio, si prenda l’ipotesi di una SRL (Società a Responsabilità Limitata): in questo caso, il conto corrente intestato alla società non può essere aggredito dai creditori, se i debiti in questione sono stati contratti personalmente da uno dei soci e non nell’interesse della stessa società (si parla, in questi casi, di debiti personali del socio).

Lo stesso discorso vale anche per una SRL unipersonale: nonostante questo tipo societario veda la presenza di un solo socio, la società si considera, dal punto di vista giuridico, come società di capitali e dunque caratterizzata dall’autonomia patrimoniale perfetta. Ne consegue che, ad esempio, il conto della SRL unipersonale non potrà essere pignorato in caso di debiti personali del socio, neanche se questi si riferiscono all’esercizio di una società di persone (come una SAS o una SNC), per le quali, invece, i soci rispondono illimitatamente delle obbligazioni contratte dalla società.

Per quanto riguarda le società di persone che abbiamo prima citato, nel caso di SNC (società in nome collettivo) e di SAS (società in accomandita semplice), i soci rispondono illimitatamente con il patrimonio personale, e ciò vale specificamente per gli amministratori (solo gli accomandatari, nel caso della SAS), che sono i primi responsabili dei debiti della società di persone.

Ma, anche in questo caso, non vale il contrario: infatti, i creditori personali dei soci non possono mai pignorare i conti intestati alla società (o, eventualmente, aggredire i beni sociali), salvo in questo caso specifico, domandare la liquidazione della quota spettante al socio-debitore e rivalersi su quest’ultima.

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Marco Fanelli

Marco Fanelli è un esperto nel settore fintech, con particolare interesse per carte, conti correnti e conti deposito. Con un background come sviluppatore informatico e una profonda competenza SEO, Marco ha creato uno dei siti più visitati in Italia nel settore finance. Il suo obiettivo principale è fornire guide chiare e dettagliate, risolvere le problematiche annesse all'uso di carte e conti ed offrire recensioni comparative approfondite, rendendo il mondo fintech comprensibile per tutti.